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el sabroso oficio / del dulce mirar Góngora - Wie schwer es ist, die Schönheit zu begreifen! Günter Eich

viernes, 31 de julio de 2015

Alfredo Kraus - "O Lola, ch'ai di latti la cammisa"

Ginger Costa-Jackson (©2009 W. Jackson) como Lola. Gran Teatre del Liceu, 2011 (*)


Aunque la etiqueta dice "Canciones en italiano", la bellísima Siciliana que abre la ópera de Cavalleria rusticana está escrita en dialecto siciliano; el resto de la ópera, en italiano. Cavalleria rusticana es un melodrama en un acto con música de Pietro Mascagni y libreto en italiano de Giovanni Targioni-Tozzetti y Guido Menasci, basado en un relato del novelista Giovanni Verga. La soberbia voz de Alfredo Kraus nos deleita con su interpretación.

En el enlace del siguiente fragmento hay un vídeo en que podemos ver a Mario del Monaco interpretando esta pieza en una película.

La voce di Turiddu, accompagnata solo dall’arpa, intona questa bella serenata per Lola; sono le prime luci dell’alba. Quest’aria viene detta anche ‘La Siciliana‘, perché è cantata in dialetto siciliano. Questa, e Io de’ sospiri dalla Tosca di Puccini, sono le uniche due arie in lingua dialettale presenti all’interno del repertorio lirico italiano. L’uso del dialetto è insolito, ma serve a introdurre subito lo spettatore nel luogo in cui la vicenda si svolge, con realismo linguistico. In effetti, quest’aria risultò molto innovativa sia per l’uso del dialetto sia per il fatto che viene cantata ancora a sipario calato, cosa che stupì e meravigliò il pubblico.

Sempre libera


O Lola ch’ai di latti la cammisa
Si bianca e russa comu la cirasa,
Quannu t’affacci fai la vucca a risa,
Biato cui ti dà lu primu vasu!
Ntra la porta tua lu sangu è sparsu,
E nun me mporta si ce muoru accisu…
E s’iddu muoru e vaju mparadisu
Si nun ce truovo a ttia, mancu ce trasu.


(Oh, Lola, tu camisa es blanca como la leche, Tú eres blanca y roja como una cereza; Tus labios sonríen cuando te asomas a la ventana, ¡Dichoso quién te da el primer beso! Tu umbral está salpicado de sangre Y no me importa si muero ahí. Y si muero y voy al paraíso, si no te encuentro allí, no entro.)

Cavalleria rusticana en Ópera, siempre.

Refinando nuestros sentidos







Con esta belleza, nos despedimos hasta finales de agosto o principios de septiembre. Felices vacaciones per tutti quanti.



"È arrivato Zampanò!" y música de 'La Strada'







"Tema principal y suite de La Strada (1954) de Federico Fellini, compuesta por Nino Rota más el Tema de Gelsomina (piano) en un buen arrreglo" 



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Alberto Sughi ante un cuadro suyo




El balcón sobre el mar (1986)



Hemos visto hace poco otra obra de 1995 de Sughi  con el mismo escenario .


Página de Alberto Sughi (1928 - 2012) y la Wikipedia italiana.






(De arriba abajo: Fotografía de Gianmaria Zanotti y obra de Sughi vista en *Huismus - Flickr)



Cesare Pavese - 'Fine d'agosto'



"Fine d'agosto" es uno de los cuentos incluídos por Cesare Pavese en su libro Fine d'agosto, publicado en 1946.


Una notte di agosto, di quelle agitate da un vento tiepido e tempestoso, camminavamo sul marciapiede indugiando e scambiando rade parole. Il vento che ci faceva carezze improvvise, m'impresse su guance e labbra un'ondata odorosa, poi continuò i suoi mulinelli tra le foglie già secche del viale. Ora, non so se quel tepore sapesse di donna o di foglie estive, ma il cuore mi traboccò improvvisamente, tanto che mi fermai.
Clara attese, semivoltata, che riprendessi a camminare. Quando alla svolta c'investì un'altra folata, Clara fece per soffermarsi, senza levare gli occhi, un'altra volta in attesa. Davanti al portone, mi chiese se volevo far luce o passeggiare ancora. Restai un poco fermo sul marciapiede - ascoltai il fruscio d'una foglia secca trascinata sull'asfalto - e dissi a Clara che salisse, l'avrei subito seguita.
Quando, dopo un quarto d'ora, giunsi di sopra, mi sedetti a fumare alla finestra fiutando il vento, e Clara mi chiese attraverso la porta della stanza se mi ero calmato. Le dissi che l'aspettavo e, un istante dopo, mi fu accanto nella stanza buia, si appoggiò contro la mia sedia e si godeva il tepore del vento senza parlare. In quell'estate eravamo quasi felici, non ricordo che avessimo mai litigato e passavamo lunghe ore accanto prima di addormentarci. Clara capisce tutto, e a quei tempi mi voleva bene; io ne volevo a lei e non c'era bisogno di dircelo. Eppure so adesso che le nostre disgrazie cominciarono quella notte.
Se Clara si fosse almeno irritata per la mia agitazione, e non mi avesse atteso con tanta docilità. Poteva chiedermi che cosa mi fosse preso, poteva tentare lei stessa d'indovinarlo, tanto più che l'aveva intuito - ma non tacere, come fece, piena di comprensione. Io detesto la gente sicura di sé, e per la prima volta detestai Clara.
Quel turbine di vento notturno mi aveva, come succede, inaspettatamente riportato sotto la pelle e le narici una gioia remota, uno di quei nudi ricordi segreti come il nostro corpo, che gli sono si direbbe connaturati fin dall'infanzia. La spiaggia dove sono nato si popolava nell'estate di bagnanti e cuoceva sotto il sole. Erano tre, quattro mesi di una vita sempre inaspettata e diversa, agitata, scabrosa, come un viaggio o un trasloco. Le casette e le viuzze formicolavano di ragazzi, di famiglie, di donne seminude al punto che non mi parevano donne e si chiamavano le bagnanti. I ragazzi invece avevano dei nomi come il mio. Facevo amicizia e li portavo in barca, o scappavo con loro nelle vigne. I ragazzi delle bagnanti volevano stare alla marina dal mattino alla sera: faticavo per condurli a giocare dietro i muriccioli, sui poggi, su per la montagna. Tra la montagna e il paese c'erano molte ville e giardini, e nei temporali di fine stagione le burrasche s'impregnavano di sentori vegetali e torridi che sapevano di fiori spiaccicati sui sassi.
Ora, Clara lo sa che le folate notturne mi ricordano quei giorni. E mi ammira - o mi ammirava - tanto, che sorride e tace quando vede questo ricordo sorprendermi. Se gliene parlo e faccio parte, quasi mi salta al collo. È per questo che non sa che quella notte mi accorsi di detestarla.
C'è qualcosa nei miei ricordi d'infanzia che non tollera la tenerezza carnale di una donna - sia pure Clara. In quelle estati che hanno ormai nel ricordo un colore unico, sonnecchiano istanti che una sensazione o una parola riaccendono improvvisi, e subito comincia lo smarrimento della distanza, l'incredulità di ritrovare tanta gioia in un tempo scomparso e quasi abolito. Un ragazzo - ero io? - si fermava di notte sulla riva del mare - sotto la musica e le luci irreali dei caffè - e fiutava il vento - non quello marino consueto, ma un'improvvisa buffata di fiori arsi dal sole, esotici e palpabili. Quel ragazzo potrebbe esistere senza di me; di fatto, esistette senza di me, e non sapeva che la sua gioia sarebbe dopo tanti anni riaffiorata, incredibile, in un altro, in un uomo.
Ma un uomo suppone una donna, la donna; un uomo conosce il corpo di una donna, un uomo deve stringere, carezzare, schiacciare una donna, una di quelle donne che hanno ballato, nere di sole, sotto i lampioni dei caffè davanti al mare. L'uomo e il ragazzo s'ignorano e si cercano, vivono insieme e non lo sanno, e ritrovandosi han bisogno di star soli.
Clara, poveretta, mi volle bene quella notte come sempre. Forse me ne volle di più, perché anche lei ha le sue malizie. Noi giochiamo qualche volta a rialzare fra noi il mistero, a intuire che ciascuno è per l'altro un estraneo, e così sfuggire alla monotonia. Ma ormai io non potevo più perdonarle di essere una donna, una che trasforma il sapore remoto del vento in sapore di carne.

Cesare Pavese






Herbert List - La espera (Positano, 1936)










(Transiberiana)



Maria Schell y Marcello Mastroianni en 'Las noches blancas'



Otra película de Visconti:

Le notti bianche è un film del 1957 diretto da Luchino Visconti, tratto dall'omonimo racconto di Fëdor Dostoevskij.








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(Primera imagen de The Island of Cinema - Flickr, y la segunda de la Wikipedia italiana.)



Claudia Cardinale en 'Vaghe Stelle dell'Orsa'



Vaghe Stelle dell'Orsa es una película de 1965 de Luchino Visconti, protagonizada por Claudia Cardinale, Jean Sorel y Michael Craig.

El titulo de la película proviene del comienzo de Le ricordanze, uno de los Cantos del poeta Giacomo Leopardi (1798 - 1837).


Vaghe stelle dell'Orsa, io non credea
tornare per uso a contemplarvi
sul paterno giardino scintillanti,
e ragionar con voi dalle finestre
di questo albergo ove abitai fanciullo,
e delle gioie mie vidi la fine.


Bellas estrellas de la Osa, yo no creí
poder volver a contemplaros
titilando sobre el jardín de mi padre,
y hablar con vosotras desde las ventanas
de esta morada en que habité de niño
y donde pude ver el fin de mis dichas.